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via Metella Nuova - Sant'Omero

venerdì - domenica

ore 9.30 - 17.30




I COMUNI E LA STORIA

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SANT'EGIDIO

Posta a 239 mt s.l.m., Sant'Egidio alla Vibrata è una cittadina di antica tradizione commerciale; ha radici nel neolitico ma quel che più interessa è il borgo medievale di Faraone, posto nell'omonima frazione, oggi in totale stato di abbandono.(foto a lato)

L'abitato attuale si articola in un nucleo più antico posto tra piazza Europa, piazza Duca degli Abruzzi e piazza Umberto I, di cui restano solo poche tracce, e la zona edificata più recente sviluppatasi lungo corso Adriatico e via Roma.

Il tessuto edilizio è ottocentesco e moderno. Degli edifici del tardo settecento, che si potevano ancora ammirare fino a qualche anno fa in piazza Europa, ex piazza Regina Margherita, resta ben poco anche per le conseguenze delle demolizioni e ricostruzioni ex novo operate negli ultimi anni. L'andamento curvilineo delineato dagli edifici posti sul perimetro di questo slargo, formatosi con le demolizione delle costruzioni, esistenti fino al periodo post seconda guerra mondiale, fanno pensare ad una cinta di fortificazione.

Secondo Plinio il Vecchio, Sant'Egidio alla Vibrata fu vico romano con il nome di "Ilium" che in latino antico denominava "Troia", città dalla quale i romani hanno preteso la discendenza ed era nota per i suoi artigiani ed i suoi decoratori, abili nella lavorazione della "purpura", i tessuti tinti di rosso porpora. Sotto Cesare Augusto il territorio era compreso nella V Regione d'Italia " Picenum".

Il territorio fu attraversato dalle orde barbariche che determinarono la caduta dell'impero romano d'occidente; solo con l'intervento di Bisanzio si ristabilì l'ordine costituito così che i Bizantini poterono edificare a Sant'Egidio alla Vibrata.

Nel periodo della dominazione longobarda il territorio fu conteso tra i Ducati di Spoleto e quello di Benevento, forse per un'errata stesura di mappe che spostava il confine tra i fiumi Tronto e Salinello. La disputa si risolse a favore del Ducato di Spoleto.

I Longobardi hanno lasciato tracce evidenti della loro presenza: fortificarono e s'insediarono a Faraone nonché nel territorio limitrofo. Sulla collina "colle Chiovitto" già "colle Ascensione" furono rinvenute alcune tombe di loro origine.

Qualunque sia stata la ragione della nascita di Faraone, questa piccola entità, collocatasi in posizione strategica rispetto al territorio circostante, rese indispensabile la realizzazione di un accampamento ossia di un baluardo militare che fosse a difesa delle prerogative del ducato di Spoleto che, per lungo tempo, contese il borgo a quello di Benevento, per ottenere un più agevole controllo strategico della strada della Metella e della consolare Salaria.

L'occupazione longobarda terminò nel 793 per intervento di Pipino il Breve e sotto il dominio dei Franchi, Carlo Magno, nell'istituire il Regno della Chiesa con annessione del Ducato di Spoleto, delimitò i confini estromettendo Sant'Egidio.

Il borgo di Faraone e le sue pertinenze ricaddero sotto l'influenza ed il controllo della Badia di Monte Santo, che ne garantì la tranquilla giurisdizione ecclesiastica. La presenza benedettina permise la bonifica dell'intero territorio e la ricostruzione del borgo adiacente il castello e di nuove chiese.

La chiesa priorale di Sant'Egidio, così come le chiese conventuali di Sant'Angelo e San Savino, per effetto di un falso storico, appositamente costruito dal vescovo di Ascoli che ne rivendicava il possesso, fu aggregato alla diocesi ascolana; il documento falso fu attribuito ad un editto di Carlo Magno.

Intorno all'anno 1300, parte della Chiesa e del convento fu distrutta per opera degli Ascolani che, in lotta con i Teramani rivendicavano il possesso dell'alta Val Vibrata; la stessa chiesa subì ulteriori danni a causa di terremoti e fu definitivamente ristrutturata con la costruzione di una nuova e diversa facciata, dopo essere stata in parte accorciata. Nel suo portale è ben visibile lo stemma di San Bernardino da Siena a dimostrazione che il santo vi aveva predicato.

Papa Sisto V, nel 1588, istituì la diocesi di Montalto e l'abbazia di Monte Santo con le chiese di Faraone facendo in modo che Sant'Egidio, fosse assegnata alla novella diocesi con la bolla emanata in S.Pietro il 24 novembre 1586 "Super universas orbis ecclesias".

Sant'Egidio ebbe il privilegio di essere considerata, insieme con Civitella del Tronto, città reale e quindi, per tale motivo, esonerata dai tributi feudali fino al 1642.

Da tale data fu infeudata da Pompeo Procaccino da Civitella del Tronto, e successivamente il 23 settembre 1679 fu venduta, per 780 ducati, ad Orazio Buongiovanni da Roma e successivamente, il 3 gennaio 1695, a Lucrezia De Mendoza y Alarcon, Marchesa di Monacilioni.

Con i Borboni, a Sant'Egidio, era in servizio la dogana che contribuì a far crescere il contrabbando ed il brigantaggio.

Con l'Unità d'Italia, il Comune di Faraone fu aggregato a quello di Sant'Egidio che assunse il nome di Sant'Egidio alla Vibrata con un decreto reale del 23 giugno 1863.

A Sant'Egidio si può visitare la Chiesa dedicata al patrono.

Porta del Faraone

Su di un isolotto del Salinello, a 318 m. d’altitudine, circondato di fossi e dirupi, ed un tempo naturalmente inaccessibile, si erge ancora oggi, sia pure in gran parte diroccato - anche per gli effetti dei sismi - e dichiarato inabitabile, il “castello” di Faraone vecchio (foto a lato l'ingresso al borgo).

Faraone nuovo è stato riedificato sulla "terra ferma", attorno alle rovine della chiesetta paleocristiana di San Vito, sulla strada che da San Egidio porta a Villa Lempa.

Il toponimo compare già nel 1001 come "Pharaone" e nel Catalogus Baronum come "Faraonem" (1150 - 1168, vi viene registrata la leva straordinaria delle province di terraferma del regno normanno di Sicilia e qui risulta che Berardo di Castiglione tenne in feudo Faraone in territorio ascolano) e deriva dal longobardo fara, termine dal significato in un primo momento militare (spedizione, insediamento a scopo militare) poi, con i Longobardi stanziali avrà una connotazione di tipo agricolo (piccolo nucleo demografico o fondiario) seguito dal suffisso - one quale accrescitivo o collettivo.

Il tessuto urbano è per lo più del XVIII e del XIX secolo con qualche eccezione in alcune abitazioni che mostrano segni di maggiore antichità nelle ammorsature, nei conci degli spigoli o nelle cornici di pietra delle aperture.

Faraone fu feudo di Berardo si Castiglione e quindi dell’Abbazia di Sant’Atto (San Nicolò a Tordino) dei Melatini, di Matteo di Aquilano, per passare infine, attraverso varie vicende ed altri secoli, ai Caucci di Ascoli “ marchesi di Faraone”, ad Alessio Tullj di Teramo (“barone” ai primi dell’ottocento) ed ai Ranalli di Nereto.

Attorno alla chiesa di Santa Maria della Misericordia furono scoperte antichissime muraglie che testimoniano delle sue origini remote.

Al restauro di fine ottocento si rifà il portichetto in laterizio posto sul fianco sinistro della chiesa e la cornice in mattoni dell'ingresso. L'interno è a navata unica.

Sulla piana tra il Vibrata e il Salinello, fiumi che a Faraone arrivano quasi a toccarsi, sono stati rinvenuti cospicui resti di età preistoriche, compresi sepolcri assai simili a quelli di Campovalano di Campli.

Nella foto in alto a sinistra, la porta d'ingresso nell'antica cinta originale del borgo fortificato, purtroppo del tutto rimaneggiata, con la data 1467.

Dietro la porta è visibile la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Misericordia nel cui interno sono custodite un’acquasantiera “pagana” con l’iscrizione VERGLIO.VOLT.ROA.FATA (da interpretare come: "Virgilio Votaro l'ha fatta fare" frase legata ad una data che potrebbe essere il 1553) ed una preziosa tavola quattrocentesca su cui è dipinta la protettrice che dalle mani del Battista fanciullo riceve il piccolo castello di Faraone.

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