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via Metella Nuova - Sant'Omero

venerdì - domenica

ore 9.30 - 17.30




I COMUNI E LA STORIA

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SANT'OMERO

Chiesa S. Maria a Vico

La chiesa di santa Maria a Vico è considerata l’unico monumento d’Abruzzo anteriore al Mille giunto a noi quasi completo anche se ha subito diverse manomissioni durante i restauri avvenuti nei secoli scorsi.

Santa Maria a Vico con la bolla accordata a Guido, vescovo di Teramo, da parte del pontefice Anastasio IV il 27 novembre del 1153, si vede riconosciuta la dignità di plebs: vale a dire, poter svolgere le funzioni di chiesa parrocchiale, somministrare il battesimo oltre all'aver cura delle anime del territorio circostante.

La sua prima costruzione può essere riportata ai tempi romani, sia per il nome di “a Vico”, sia per le iscrizioni latine, per gli avanzi di tegole, di urne e di fittili che la circondano. La chiesa fu edificata sui resti di un tempio pagano, dedicato ad Ercole. A conferma di ciò, si conserva una lastra di marmo (cm 142 x 72 x 6) sul quale è inciso il "Decreto dei Cultori di Ercole" - la lastra fu ritrovata nel 1884, a due metri di profondità e a quattro metri dalla parete sud della chiesa -. L'iscrizione traianea oggi murata all’interno dell'edificio indica l'esistenza del sito già nel 270 - 470 a.C.

La lapide è ornata da una cornice composta da due righe parallele mentre ai quattro lati dell'epigrafe si trovano scolpiti gli strumenti che i cultori di Ercole usavano per i sacrifici: la patera, il simpulo, il cultro e il cratere; nel mezzo dell'iscrizione è posta la clava di Ercole.

OB MERITA

CLAVDIAE HEDONIES ET MEMORI
AM TI CLAVDI HIMERI FILI EIVS
CVLTORES HERCVLIS VNIVERSI IV
RATI PER I.O.M. GENIVMQUE IMP
CAESARIS NERVAE TRAIANI AVG
GER ITA CENSVERVNT
PLACERE SIBI POSTERISQVE SVUIS
VTI QVODANNIS IN PERPETVVM
VI IDS FEBR NATALE TI CLAV
DI HIMERI CCOLERENT VESCE
RENTVRQVE IN TEMPLO HER
CVLIS QVOD SI ITA NON
FECISSENT TVNC EO AN
NO QVO CESSATVM FVISSET
HI CVLTORES HERCVLIS QVI
IN TITVLO MARMOREO SCRI
PTI SVNT POSTERIQVE EORVM
INFERRENT CVLTORIBVS
IMAGINVM CAESARIS N QVI
SVNT IN VICO STRAMENT
ANNVOS HS CC N p
ITEM
MAT

"Per i meriti di Claudia Edonia ed in memoria di Ti(berio) Claudio Imerio, suo figlio, i cultori di Ercole, tutti, dopo aver giurato per Giove Ottimo Massimo e per il genio dell'imperatore Cesare Nerva Traiano Augusto Germanico, deliberarono che piaceva a loro stessi ed ai loro discendenti celebrare ogni anno ed in perpetuo, l8 febbraio, il giorno natalizio di TI(berio) Claudio Imerio e banchettare nel tempio di Ercole, e se in tal modo non avessero fatto, allora, nell'anno in cui si fosse smesso, i cultori di Ercole che sono stati iscritti nel titolo del marmo e i loro discendenti pagassero ai cultori delle immagini di Cesare Nerva che sono in Vico Stramentario ogni anno 200 sesterzi. Parimenti."

La chiesa inoltre conserva materiali di spoglio, riutilizzati.

Il monumento, di epoca preromanica, ha una pianta basilicale tripartitica terminante con una sola abside semicircolare. Nella disposizione, ripete la nota maniera dei costruttori romanici nell’orientare le proprie basiliche secondo il cammino descritto dal sole. La lunghezza dell’edificio esclusa l’abside, risulta quasi perfettamente doppia della sua larghezza (19,75 x 9,55/9,78), così come la navata centrale è doppia rispetto a quelle laterali (4,30 x 2,10). Il medesimo rapporto tra lunghezza e larghezza dell’invaso basilicale è presente in diversi edifici abruzzesi databili con sufficiente attendibilità tra l’ultimo quarto dell’XI secolo e la metà del seguente.

L’interno della chiesa, come già detto, è suddiviso in tre navi con l'abside, ampia quanto la navata mediana. I valichi sono scanditi da due file di sei piloni per lato tutti di forma circolare ad eccezione dei primi due a sezione rettangolare. I piloni, privi di base, sono sormontati da capitelli in pietra rozzamente squadrati.

Le cinque finestre, chiuse da transenne in travertino, assicurano all’interno una scarsa illuminazione, compensata dall’ampio rosone di restauro moderno aperto nel prospetto principale. L’edificio, nel suo impianto tripartito, rispecchia fedelmente il progetto originario, a seguito dell’aggiunta della torre campanaria, esso fu decurtato della prima campata della navatella laterale di sinistra.

Il prospetto principale nella forma con la quale si presenta oggi, e il campanile sono invece da connettere ad una seconda fase costruttiva.

Dopo la chiusura in muratura della navatella sinistra venne affrescata sull’intonaco una Madonna in trono col Bambino, colta nel gesto affettuoso di stringerlo al volto. Sul lato opposto si riconoscono distintamente una Annunciazione e una seconda Madonna in trono col Bambino. Lo stato di conservazione non permette nessun giudizio motivato, se non di evidenziare nelle forme, indiscutibili cadenze giottesche, assorbite molto probabilmente dall’Umbria. Ad altra mano e ad anni prossimi alla metà del secolo sembrano invece dorsi riferire a brani di affresco del sottarco dell’ultimo valico sinistro.

Sono superstiti un Cristo Benedicente a mezzo busto entro un clipeo e San Giovanni Evangelista. Quest’ultima figura è la meglio conservata delle due, nelle forme allungate e nei tratti pungenti del volto mostra di aderire a quella tendenza più scopertamente gotica. Il settore della chiesa che mostra meno segni di manomissioni è quello del presbiterio, in questa parte l’asportazione degli intonaci ha messo in luce una particolare tessitura muraria, del tipo cosiddetto "misto".

La facciata orizzontale, di tipo abruzzese, ha in sé incorporata la tozza torre campanaria, la quale va ad invadere il vano della prima campata della navata.

Il semplice portale è arricchito, sull’archivolto di scarico, da fregi tereomorfi (a forma di animali) di simboli evangelici, nonché da austero motivo di cerchio racchiudenti stelle e ideografie. Sopra al prospetto della torre, al livello dell’architrave e alla sommità, si rivela subito una singolarità poco riscontrabili altrove: una filare di mattoni disposti a spina di pesce. Questa caratteristica ed altre ci fanno pensare a quella setta di costruttori lombardi (i maestri camacini), già attivi nel settimo secolo, che diffusero l’arte preromanica e romanica in Europa. Un’altra peculiarità che contribuisce a dare una ulteriore datazione alla costruzione, è rappresentata dalle finestre, che sono chiuse da una specie di transenne in pietra traforata a larghi disegni geometrici.

Le varie modifiche e ristrutturazioni che si sono susseguite negli anni non hanno sempre rispettato le caratteristiche originarie dell’edificio, la chiesa di Santa Maria a Vico comunque conserva ancora oggi il fascino dell’antico… l’odore della polvere secolare mentre la luce, crea, nell’interno, uno spazio unitario che avvolge il visitatore in un profondo misticismo e invitandolo alla meditazione.

Chiesa Marchesale

Eretta nel 1348 in occasione di una tremenda pestilenza, è un bellissimo esempio dell'armonia dei volumi e della razionalità rinascimentale. Costruita in mattoni davanti alla Piazza del mercato sotto la volontà del Marchese e Abate Don Alvaro Mendoza y Alarçon, costituiva in passato la cappella privata dei Marchesi Mendoza. Semplice nello stile, presenta nel frontone un oculo con funzione di lucernario; dal lato Nord, addossata alla parete dell'abside, a terminazione rettilinea, è situata la massiccia torre risalente alla precedente costruzione del XIV secolo di stile romanico, sottolineato dalla tecnica di costruzione.La parte inferiore della torre presenta una piccola monofora, mentre la parte superiore termina in una cella campanaria con semplici archi a tutto sesto, impostati su robusti muri per meglio compensare la spinta laterale. L'interno presenta una navata unica, con copertura a volta a botte; è questo tutto ciò che ne rimane, ma da una visita nel dicembre 1779 da parte del Monsignor Pirelli, Vescovo Aprutino, veniamo a sapere dalla sua relazione che la chiesa presentava ben altro arredo. Riportiamo di seguito e in forma sintetica e rielaborata la sua relazione: "In essa si conserva il Santissimo Sacramento; esiste il fonte Battesimale; e sono eretti nove Altari. - Il primo, detto Altare Maggiore, ov'è il Tabernacolo, appartiene alla Prepositura: ha una nicchia con un'antica Immagine della Madonna. - Il secondo è chiamato della Cena del Nostro Signore. - Il terzo Altare è dedicato al Santissimo Rosario. - Il quarto altare è sotto il titolo di San Carlo Borromeo. - Il quinto è dei Santissimi Apostoli Pietro e Paolo. - Il sesto Altare è intitolato di San Francesco, Santa Chiara e della Madonna di Costantinopoli. - Il settimo Altare è intitolato di San Gennaro e Sant'Antonio da Padova. - L'ottavo altare è dell'Annunziata, ove sta eretto un Beneficio sotto l'invocazione dell'Annunzione di Maria Santissima. - Il nono Altare è di Sant' Omero, protettore della Terra in proposito, Cappella amministrata dall'Università. Il Coro è dietro l'Altare Maggiore; dentro di esso vi è il Cimitero (ossario), e sopra di esso il Campanile, ove sono tre Campane non benedette." Agli inizi del 1900 la chiesa fu trasformata in cinema e oggi viene usata per conferenze e mostre varie. Interessante è una notizia storica: l'abate Don Alvaro si fece seppellire nella sua Cappella, e questa fu saccheggiata da capo a fondo; i predoni non poterono però portare via nulla in quanto i nobili si facevano seppellire con il saio francescano.

Palazzo Marchesale

Situato in largo Mendoza, il palazzo è stato in passato ristrutturato. Il palazzetto prende il nome dall’abate don Alvaro Mendoza y Alarçon, signore di Sant’Omero che negli anni 1660-70, volle la sua erezione, anche se la data della costruzione coincide con la signoria in Sant’Omero degli Acquaviva d’Aragona, duchi d’Atri. L’edificio, in laterizio, è articolato in due piani, semplice nella struttura e nello stile; sul lato est è ancora visibile un portico con archi, che immette in un piccolo giardino. Interessante è l’incisione sopra l’architrave del portale: SOLI DEO HONOR ET GLORIA ID - croce - 55, ripreso dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo a Timoteo (cap. 1 verso 1,17), la quale incisione fa pensare che il palazzetto fosse sorto come edificio religioso, anziché politico. Nella descrizione nel suo volume “Sant’Omero nella storia” Franco Zecchini dice: “Resta ancora il palazzetto del feudatario, costruito in varie epoche, con una loggetta medievale e con una facciata arieggiante il Rinascimento, ma senza alcun pregio architettonico”.

Castello

L’abitato si incastella sulla cima di una piccola altura, e in passato era circondato da mura di cui ancora ne restano le tracce con basamento a scarpa. Esse sono ancora visibili lungo le vie del castello stesso, come ad esempio in via Fra Dionigi e lungo via di Porta del Castello, dov’è la porta di accesso al borgo fortificato. La porta centrale con la scalinata è costituita da un arco leggermente conformato a sesto acuto, con ghiera in conci ben squadrati e connessi tra loro a secco, poggianti su semplici capitelli piatti a doppia modanatura. Nei passaggi voltati sotto il varco si possono notare grossi architravi in legno, inglobati nelle mura restaurate. L’intera struttura e i resti delle fortificazioni potrebbero risalire al 1400. Sulla cinta muraria esterna sorgono anche edifici posteriori, di cui uno risale al 1600. Interessante è notare il fatto che dislocate lungo le gallerie e i viottoli del castello sono presenti delle nicchie o postazioni di guardia per i soldati ; tuttavia oggigiorno esse sono state riempite con mattoni e malta. Alcune parti del castello sono tuttora cedevoli, o in via di restauro.

Pinciare e Frantoio

Le costruzioni in terra cruda sono molto diffuse in Abruzzo e in special modo in Val Vibrata. Le abitazioni povere, le cosiddette “PINCIARE”, si diffondono nella zona adriatica abruzzese nella prima metà del 1800 quando il paesaggio agrario venne frazionato in più lotti coltivati dai coloni. Aumentarono così anche le case coloniche. Le pinciaie vibratiane sono tra le più importanti perché realizzate a due piani; il materiale utilizzato è la terra cruda, poco costosa e adatta alle varie condizioni climatiche; la parte interna del tetto veniva realizzata con legno e graticcio. Esempio molto evidente di tali costruzioni ci è fornito ancora una volta da Sant’Angelo Abbamano in Sant’Omero e altre località circostanti.

Frantoio in S. Omero. Un torchio a vite di legno del 1860, funzionante manualmente mediante cavo e argano per la spremitura delle olive frantumate, è conservato in contrada Metella di S.Omero in una pinciaia a 2 piani. Dalle vaschette circolari affiorava l’olio, separato dal mosto Macina del frantoio a trazione animale per la frangitura delle olive.

Cisterne

Sparse in tutta la vallata, in particolare nel territorio di Sant’Omero dove molte di esse si conservano quasi integre, si possono ammirare antichissime costruzioni in calcestruzzo il cui uso non sembra sia stato ancora accertato. C’è chi sostiene che si tratti di cisterne per la conserva di acqua, chi invece vuol vedere in esse addirittura dei sepolcri per avervi rinvenuto vasi, utensili vari ed ossa umane. Sono conosciute come ‘Grotte dei Saraceni’. Esaminando tanti elementi, si può quasi certamente affermare che servissero per la raccolta di acqua per usi domestici e per l’irrigazione. Fino a cinquanta anni fa, il territorio di Sant’Omero era ricchissimo di questi avanzi di antica civiltà; soltanto sei di esse oggi restano a mostrarci il valore di quelle maestranze. CISTERNA “DI SERAFINO” La cisterna parte dalla casa coloniale e poggia sulla cisterna larga 4,75m e lunga 14,7m. Sopra la parte rimasta scoperta si può ancora ammirare un pavimento in “opus spicatum” fatto con mattoncini in cotto (cm 6x10x3). Il pavimento continua sotto il forno a legna e perfino all’interno dell’abitazione per parecchi metri quadrati. L’interno della cisterna si presenta con la volta a botte e conserva ancora perfettamente l’originale intonaco. La sua larghezza è di 3,35m , mentre l’altezza è di 3,5m . Nella parte centrale della volta si notano tre aperture che non raggiungono l’esterno; due di esse hanno un diametro di 40 cm ed una di 12 cm . Nella parte più a nord che guarda a levante vi è un piccolo foro che invece raggiunge l’esterno. Attualmente si può accedere all’interno attraverso l’apertura di 1x2m ca. creata di recente. A causa dell’acqua che per circa 50 cm ristagna all’interno, la cisterna da tempo non viene utilizzata per altri usi. CISTERNA CASALENA La cisterna che resta quasi completamente interrata è lunga 7m larga 4,35m e alta ca. 3,55m. L’interno è diviso in due vani rettangolari e vi si accede attraverso un’apertura di 1x0,8m creata di recente. Sulla porta superiore, che si trova quasi al livello del terreno, non vi sono tracce di pavimento e la costruzione non viene utilizzata. CISTERNA “CERULLI-IRELLI” A pochi metri a sud-est della precedente, troviamo una cisterna rotonda dal diametro di 8,8m. La sua muratura perimetrale, già per buona parte affiorante dal livello del terreno, è stata sopraelevata di recente con murature in mattone e poi coperta da un tetto. La cisterna viene adibita a garage. CISTERNA DE BARTOLOMEIS Su una cisterna di forma circolare col diametro di 15m affiorante per circa 2m dal termine verso Sud-Est, poggia la casa del Sig. Raffaele De Bartolomeis. L’interno è utilizzato dal proprietario come porcile, fondaco e stalla. CISTERNA “GIANCOLA” Quasi completamente interrata è lunga 11,9m larga 3m e alta 3,7m. La sua volta è a botte. Il pavimento gli è stato rifatto in epoca recente perché l’ampio locale è stato adibito a cantina e vi si accede dal lato nord grazie ad una piccola scala in muratura. L’apertura dal lato sud, invece è stata creata di recente. Al centro della volta si può osservate un foro di 80cm di diametro, lo spessore della muratura è di circa di 70cm. Sopra la cisterna poggia la casa del Sig. Italo Giancola. CISTERNA “BUDIANI” E’ formata da due grandi vani accoppiati con direzione Est-Ovest. Quasi completamente interrata, vi si accede a est con un ingressi ricavato dalla parte bassa dell’abitazione del Sig. Berardo Budiani che poggia sulle due cisterne. Nella parete centrale, comune alle due cisterne, recentemente sono state create due aperture che permettono di utilizzare i locali come fondaco cantina e fienile. Il muro divisorio è spesso 0,9m e rivestito in mattoni. Ogni vano è lungo 14,8m largo 3,5m e alto 4,15m , al centro della volta a botte del vano nord si nota un’apertura rotondeggiante di 2,5x1,5m mentre in quella del vano sud l’apertura è di 80x80cm, questi fori non comunicano con l’esterno. Nella parete di fondo della cisterna sud, verso il mare vi è oggi anche una finestrina che immette luce negli ambienti.

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