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via Metella Nuova - Sant'Omero

venerdì - domenica

ore 9.30 - 17.30




I COMUNI E LA STORIA

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SANT'OMERO

La città di Sant'Omero è posta in collina a 16 km dalla costa adriatica ed a 27 km dal capoluogo Teramo a 209 mt s.l.m.

L'abitato era circondato da mura delle quali resta ben poco. All'interno del nucleo storico l'abitato conserva alcune case antiche con muratura in pietra non lavorata e scapoli di laterizi, databili tra il XVI ed il XVII secolo. In via del Castello un passaggio voltato si fa risalire al XVII e XIX secolo.

Il nome Sant'Omero ha origine dal suo patrono Himerio, vescovo del V-VI sec diventato famoso per saggezza, carità e santità) Himerio era nato, presumibilmente in Vico Stramentario, l'attuale Santa Maria a Vico.

Santa Maria a Vico è uno dei pochi monumenti abruzzesi, ritenuto praticamente integro, che risulta essere anteriore all'anno Mille.

A lungo feudo normanno e poi dei signori d'Acquaviva, il borgo conserva il classico impianto medievale, come testimoniano le tracce delle mura che, nel 1400, circondavano il paese.

Le colline che costeggiano Sant'Omero sono ricche di testimonianze della vita rurale abruzzese, dalle pinciaie, case in terra cruda molto diffuse in tutta l'area vibratiana, alle caratteristiche "grotte dei Saraceni" cisterne di epoca romana utilizzate fino a pochi decenni fa per la raccolta di acqua.

Ricche di storia anche le piccole frazioni nei dintorni. Ad iniziare da Poggio Morello, dove nell'XI secolo ebbe sede l'importante monastero benedettino di San Lorenzo a Salino. A Villa Ricci si segnala invece per la presenza di due mulini idraulici risalenti al XVI secolo, quando il paese costituiva il principale centro economico dell'intero territorio circostante.

Ed infine Garrufo, originariamente Castrum Rufi dal nome del nobile romano (Lucio Tario Rufi) che lo abitò. Qui sono stati ritrovati i resti di un acquedotto romano e di una statua acefala, riportata da Corinto nel 146 a.C. e donata alla città di Palma che sorgeva tra le colline di Sant'Omero e Tortoreto.

Da visitare, insieme a Santa Maria a Vico, la Chiesa di Sant'Angelo Abbamano, la Chiesa di Sant'Antonio Abate, il Palazzo Marchesale e la Cappella privata, il Guerriero Loricato, il Simulacro di Sant'Apollonia.

Chiesa SS. Annunziata

L’attuale chiesa parrocchiale era in antichità connessa con edifici religiosi ancora oggi esistenti; probabilmente attorno ad essa sorgeva un monastero dedicato a Sant’Antonio Abate. La facciata, risalente al 1754, è semplice, severa ed essenziale e risente dello stile barocco. E’ suddivisa in due piani e man mano che si sale in alto notiamo un addolcimento dello spigolo. Forse con questo espediente il costruttore cercava di accrescere la plasticità del muro verso il centro della facciata. Nella parte alta della facciata sin apre una finestra rettangolare che permette l’immissione della luce all’interno. L’interno presenta una sola navata con copertura a capanna, ed è arricchita da nicchie con altari. Le decorazioni sono di influsso rococò e sono evidenziate dall’uso dello stucco dorato; esse formano anche ondulati viluppi vegetali e intrecci, arricchite da medaglioni in stucco. Il coro è articolato in uno spazio unico, e ai lati dell’altare maggiore sono situate le due statue settecentesche dei Santi Imerio e Migliorato. Sulla parte superiore dell’abside vi è un ovale, inquadrato da una felice trovata di fogliame in stucco dorato, dal quale penetra all’interno una viva luce. Tra gli arredi della chiesa notiamo soprattutto un Crocefisso ligneo del tardo 1500, una maiolica settecentesca con Sant’Antonio Abate, un organo e un coro ligneo barocchi.

Chiesa S. Angelo Abbamano

Quando scesero in Italia i Visigoti di Alarico le varie opere architettoniche costruite in età romana furono rase al suolo. Con l’avvento sempre più radicato del Cristianesimo, fu subito reso evidente il processo di “rinnovamento” che subì l’intera penisola italiana. Sui resti di molte costruzioni romane gli attivi monaci benedettini costruirono chiese o piccole celle dedicate ai Santi della Chiesa. Un caso molto evidente a Sant’Omero è quello della chiesetta di San Michele Arcangelo in località Sant’Angelo Abbamano. L’edificio sorge sulla sommità di un colle, probabilmente insediato durante l’età del ferro , infatti in questa area sono stati trovati numerosi frammenti fittili che ci suggeriscono la presenza dell’uomo da vari secoli. La chiesa, senza fondamenta, poggia su un basamento in laterizio, riconosciuto come una delle tante cisterne sparse in Sant’Omero e utilizzate dai romani per raccogliere l’acqua. Infatti nei pressi della chiesa vi era la probabile presenza di una sorgente di acque sulfuree , oggi forse prosciugata (questa località in passato era denominata SANT’ANGELUM AD PUTEUM, forse proprio per l’odore dell’acqua). Il basamento sopra citato sporge circa 80 cm dal terreno, ben visibile sul lato destro dell’edificio, e si estende per una lunghezza di 11,50 m. e per una larghezza di 2,70m. Sopra di esso è in parte visibile un mosaico in tessere bianche che costituiva il pavimento dell’edificio superiore alla cisterna (un possibile bagno termale).Molti blocchi in travertino di età imperiale furono riutilizzati per la costruzione della chiesa e sono ben evidenti sugli spigoli dell’edificio. Un chiaro esempio di riutilizzo è il frammento di epigrafe impiegato come soglia sull’ingresso, recante incisa in capitale quadrata la seguente iscrizione non interpretata: …BIUS A… La chiesa sorse intorno al 990 d.C. e sino agli anni ‘70 ha conservato una statua lignea gotica della Madonna col Bambino risalente al 1335 e opera del Maestro della Santa Caterina Gualino. Oggi la detta opera è conservata al Museo Nazionale d’Abruzzo di L’Aquila. Nel mese di Maggio di quest’anno (1999), mentre si stava aggiustando la chiesa per celebrare la festa dell’otto Maggio, è stato notato che la seconda trave dall’ingresso è ceduta dalla parte destra del muro. Pressanti richieste vengono portate avanti per convincere la Sovrintendenza delle belle arti ad attuare un piano di ristrutturazione della chiesetta.

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