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via Metella Nuova - Sant'Omero

venerdì - domenica

ore 9.30 - 17.30




I COMUNI E LA STORIA

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ANCARANO

Chiesa S. Maria della Pace

Nella moderna chiesa di S. Maria della Pace, edificata al di fuori del centro storico, si possono trovare importanti arredi provenienti dalla settecentesca Parrocchiale demolita per motivi di pubblica incolumità negli anni '60. La vecchia Chiesa mostrava lesioni dovuti ad uno scivolamento verso valle della parte nord del borgo incastellato.

Nel 1967 sono state quindi trasferite nel moderno complesso il gruppo scultoreo ligneo della Madonna col Bambino, opera di Silvestro dall'Aquila datato 1489; un notevole crocifisso ligneo del tardo manierismo napoletano e una Madonna del Rosario del 1588 (foto sotto) opera di un artista probabilmente formatosi alla bottega del pittore marchigiano Simone De Magistris.

Molto interessanti sono anche le altre opere come la Madonna col Bambino Sant'Antonio da Padova e Sant'Antonio abate della seconda metà del XVII secolo; e tre tele settecentesche: i santi Carlo Borromeo e Filippo Neri ai piedi della Madonna con Bambino che intercedono per le anime del purgatorio, una Madonna del Rosario datata 1791 di Nicola Monti e un San Giovanni Nepomuceno.

In sagrestia vi è un tondo con San Giovanni Battista che dipende dalla produzione napoletana di primo seicento, in particolare dal Maestro di Fontanarosa.

Inoltre: parti di un altare barocco (due angeli e un trono per l'esposizione del Santissimo), l'urna lignea con le reliquie di S. Simplicio (1657); tre candelieri di legno dorato e dipinto, il braccio reliquiario di S. Simplicio commissionato nel 1748 e una serie di dodici quadretti con i Misteri della Via Crucis. Da qualche tempo, nella cappella laterale, di recente costruzione, è stata portata la statua lignea settecentesca di S.Simplicio.

Sulla parete esterna, alla base del campanile, è stato murato un alto rilievo del XVI secolo raffigurante la Vergine che allatta il Bambino. Ai piedi della Vergine, si trova un'àncora cordata, stemma di Ancarano.

Chiesa S. Rocco

La sua costruzione si fa risalire all’indomani di un epidemia di peste e di carestia che colpì l’Italia nei primi decenni del 1500.

In molti località della penisola, infatti, dopo il 1527, vennero costruite chiese ed altari ex-voto dedicati a San Rocco.

Negli stessi anni, ma mancano documenti che ne attestano l’esatto periodo dell’edificazione, anche ad Ancarano fu costruita questa piccola chiesa, al di fuori delle mura dell’incastellamento, in onore del patrono della peste e delle piaghe che verrà poi proclamato coprotettore di Ancarano insieme a San Simplicio.

Inizialmente la chiesa di San Rocco veniva utilizzata come luogo per il seppellimento degli appestati, in casi eccezionali anche per coloro che perivano di morte violenta, come risulta da registri parrocchiali dove è annotato che nel 1635 vi furono sepolti due cittadini successivamente traslati nella parrocchiale di Madonna della Pace, dentro il centro abitato.

Le due fosse esistenti in questa chiesetta (una più ampia dove venivano sepolti uomini e donne, l’altra adoperata per i cadaveri infetti nel periodo di epidemie ma anche per riporvi le ossa quando era necessario ripulire e disinfettare sia la tomba più grande che le fosse presenti dentro Santa Maria della Pace) furono usate fino al 21 novembre del 1838 quando, il delegato apostolico fece pervenire una lettera con la quale ordinò la realizzazione di un cimitero. Ma, nel 1852, con disposizioni del Regno di Napoli, la chiesa di San Rocco diventò il luogo ufficiale di tumulazioni nonostante le reiterate ingiunzioni dei Prefetti a realizzare un luogo idoneo al di fuori del centro abitato. Solleciti che ebbero fine nell’ottobre del 1880 quando entrò in funzione l’attuale cimitero.

In onore del coprotettore San Rocco, come riportano atti comunali a partire dal 1648, venivano celebrate, la metà del mese di agosto, feste solenni con fuochi d’artificio, giochi di lotta e giostre per adulti oltre a gare di corsa per i ragazzi i cui vincitori venivano premiato con i palii.

In una delle pareti laterali si trova un mattone con la data 1785, a ricordo forse di qualche ristrutturazione, mentre nel 1765 era stato già redatto uno statino con l’elenco delle chiese esistenti ad Ancarano comprendente anche questa di San Rocco.

Torre Campanaria

La torre campanaria faceva parte dell'antica chiesa parrocchiale, esistente già dal XII secolo e intitolata a S. Maria, ed è tutto ciò che rimane dell'intero edificio.

Fu restaurata e in gran parte ricostruita dopo il terremoto del 1703.

La torre è eseguita in laterizio con ammorsature di blocchi ben squadrati agli spigoli. Dell'edificio antico restano, rimessi in opera come conci di ammorsatura, tre blocchi di pietra bianca scolpiti con un motivo simmetrico di volute d'acanto ai lati di un calice centrale desinenti in protomi di mostri marini dalle pinne palmate. I tre blocchi sono posti alla stessa altezza a racchiudere i due lati di uno spigolo: su un fianco è un blocco intero di con il motivo al completo; sull'altro sono invece i due blocchi terminali del motivo con calice scolpito soltanto per metà. L'esecuzione è di buon livello, le forme corpose e fluide, gli steli delle volute l'acanto rotondi e lisci. Una serie di forellini segna le pupille degli occhi e crea qui e là stacchi d'ombra sulle punte delle foglie che racchiudono i corpi anguiformi dei draghi marini.

Se il fregio faceva parte della decorazione dell'antica chiesa di S. Maria, esso è con buona probabilità una preziosa testimonianza dell'arredo del monumento in epoca tardo quattrocentesca.

Sulla torre sono rimessi in opera anche altri pezzi dell'arredo di quest'epoca della diruta parrocchiale: un blocco di trabeazione con testa d'angelo alata; una cornice di edicola a volute con rosette e foglie d'acanto sul coronamento; una testina giovanile poco leggibile.

In una tamponatura è un frammento di un'epigrafe.

Mura e Porte

L'altura era anticamente racchiusa da una cinta muraria che probabilmente doveva essere munita di torrioni quadrati. Della parte più antica della muraglia di difesa ancora oggi possiamo notare le due porte: la Porta da Monte e la Porta da Mare.

La prima, forse la principale delle due, guarda a ovest verso i monti Sibillini, i monti della Laga e il Gran Sasso, da ciò il nome. Da essa partiva la strada che, piuttosto scoscesa, portava al “Passo di Ancarano” sul fiume Tronto e conduceva alla via Salaria, edificata sulle vecchie mura carolingie, di cui erano visibili i resti ai due lati di essa, ora coperti da recenti costruzioni. La porta presenta un passaggio ad arco a tutto sesto in laterizio; sono visibili i fori in cui venivano fatte passare le catene del ponte levatoio e beccatelli. Più volte modificata assunse l’aspetto attuale nel 1826. Gli stemmi sono quelli dei vescovi di Ascoli, padroni e signori di Ancarano. Un’iscrizione ricorda l’elevazione a vescovo di Ascoli di Giulio Gabrielli (1642-60) un’altra il rinnovo e l’ampliamento dell’arco di ingresso (1826).

Porta da Mare si apre verso levante, dalla parte del mare Adriatico. Ha conservato il suo arco orgivale in blocchi di travertino, due di essi, quelli superiori, vanno sfilati per consentire il transito anche a carichi alti. Gli stipiti sono stati allargati all’altezza dei mozzi delle ruote dei carri. Lo stemma di Pietro sopra l’arco è del vescovo Roverella (1518-52), la lapide sotto di esso ricorda il vescovo Sigismondo Donati (1605-42). Sul lato interno il passaggio ha un arco a tutto sesto con montanti in pietra. Le mura della zona bassa all’interno del passaggio sono eseguiti in conci squadrati disposti in allineamenti regolari. Sulla sommità della porta sono presenti sette beccatelli, sormontati da merli in origine. Tratti del basamento a scarpa dell’antica muraglia sono presenti a Nord e a Ovest del borgo antico.

Porta Nuova è stata realizzata nel 1904 in un varco fatto apposta all'interno di un'abitazione privata per dar modo alla conduttura dell'acqua potabile di servire le abitazioni all'interno delle mura antiche. Nel 1905 il passaggio divenne d'uso pubblico così che gli abitanti iniziarono ad usarlo come scorciatoia, anche se era difficile da praticare non essendo stato adibito e sistemato per questo scopo. Nel 1922 viene realizzata l'ampia scalinata, tutt'ora esistente, rimodernata nel 2005 in occasione della sostituzione della tubazione che l'aveva generata nel 1904.

Fonte Romana

La fonte di origine romana è la testimonianza di un ricco insediamento del periodo romano tardo imperiale utilizzata a lungo tempo come lavatoio pubblico. E' tutt'ora funzionante.

Rimaneggiata diversi anni fa, si trova nel bel mezzo dell'area artigianale del capoluogo dove resta completamente nascosta ed isolata dal resto dell'abitato antico.

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